#IPEREXIT2019 Fuga dal format ipermercato. La riqualificazione del lavoro per il rilancio della Gdo al centro della Tavola Rotonda Fisascat Cisl

Giovedì, 10 Ottobre, 2019

Roma, 10 ottobre 2019 – La formazione professionale e la riqualificazione dell’occupazione nel settore della distribuzione commerciale sono gli elementi qualificanti per accompagnare la metamorfosi della Gdo con la fuga dal format iper e saranno tra i temi che la Fisascat Cisl proporrà in occasione della definizione delle piattaforme unitarie di rinnovo dei contratti nazionali di lavoro, applicati a più di 3milioni e mezzo di addetti nel settore della distribuzione commerciale, tutti prossimi alla scadenza il 31 dicembre 2019.

La necessità di riqualificazione l'occupazione nel comparto è avvertita nitidamente anche dagli esponenti delle associazioni imprenditoriali di settore che hanno presto parte alla tavola rotonda promossa a Roma dalla Fisascat Cisl sul tema “IperExit 2019. Fuga dal Format. La metamorfosi della Gdo, le implicazioni sul lavoro”.

A cominciare da Donatella Prampolini Manzini, vice presidente di Confcommercio, «la sfida dei prossimi anni sarà sempre più quella di rispondere alle esigenze del consumatore con una rinnovata qualità dei servizi e dei prodotti offerti e tutto questo passa anche dalla formazione professionale» ha dichiarato Prampolini Manzini sottolineando l’importanza degli «strumenti messi a disposizione dalla contrattazione e dalla bilateralità di settore, della quale bisogna preservare l’autonomia».

Per la vice presidente di Confcommercio «il vero problema di oggi è quello di una fiscalità diversa tra le imprese che risiedono in Italia e quelle che risiedono all’estero, che ovviamente si riflette sui margini di fatturato, ma è altrettanto necessario trovare le risorse per ridurre le tasse su famiglie e imprese per rilanciare i consumi, mentre la rimodulazione dell'Iva con finalità redistributive può conseguire effetti significativi».

Per Francesco Quattronedirettore area lavoro e relazioni sindacali Federdistribuzione, «Le trasformazioni dei grandi ipermercati dovranno essere accompagnate dalle parti sociali favorendo la flessibilità organizzativa e gli investimenti in formazione». «Tutti gli attori coinvolti – ha concluso - devono essere pronti a dialogare per trovare soluzioni concrete che garantiscano la sostenibilità delle aziende e dei livelli occupazionali».

Paolo Condini, responsabile delle relazioni sindacali Ancd Conad, ha sottolineato che «L’attuale formato iper è caratterizzato da un’ampia offerta di prodotti, ma spesso generalista. Il formato si dovrà pertanto evolvere verso una offerta specializzata di servizi e di prodotto. Tale passaggio necessita di una rinnovata professionalità dei lavoratori e di accoglienza del consumatore all’interno dei punti vendita». Per Condini bene dunque «la maggiore incisività della formazione professionale per orientare un consumatore sempre più consapevole, senza dimenticare però che il cliente al giorno d’oggi ha una vasta gamma di possibilità di acquisto che genererà, purtroppo, un impatto sull’attuale occupazione».

Anche per Stefano Guidi, responsabile nazionale Commissione Lavoro e Formazione Ancc Coop, «la formazione professionale è senza dubbio l’elemento qualificante per superare la rivoluzione che avanza nella distribuzione commerciale». Guidi rilancia la particolare attenzione dell’associazione nazionale delle cooperative di consumo «alla riqualificazione del personale, con 800mila ore dedicate, di cui 180mila sui temi della salute e della sicurezza, con una spesa complessiva di 11milioni di euro» come anche rispetto alla contrattazione di settore dove, sottolinea, «è evidente la distintività della distribuzione cooperativa su taluni istituti contrattuali anche rivolti ad accrescere il salario variabile frutto della contrattazione integrativa, che copre il 95% delle realtà associate».

E’ Roberto Savini, presidente Confcooperative Consumo e Utenza, a sottolineare la validità del modello adottato dalle cooperative associate «opportunità non solo per il rilancio dei consumi ma anche nella promozione di servizi rivolti alla comunità, in un’ottica di sostenibilità economica, ambientale e sociale». Ed ecco allora che l’esperienza di Confcooperative «rappresenta una importante ed insostituibile presenza territoriale per il forte legame con le comunità locali». «Le modalità di consumo devono creare piuttosto luoghi di inclusione» ha aggiunto Savini sottolineando che «le imprese e i lavoratori hanno un interesse comune, quello di innalzare la qualità formativa e l’addestramento dei lavoratori anche a fronte della crescente automatizzazione dell’offerta commerciale».

Per Mauro Bussoni, segretario generale di Confesercenti, «il commercio sta affrontando una fase di trasformazione profonda, sia nelle modalità di distribuzione che in quelle di consumo. Dalla crescente integrazione con l’e-commerce alla questione, non più rinviabile, della sostenibilità ambientale, si registrano spinte verso un modello diverso, che rimette al centro il ruolo del commercio di prossimità, e si allontana dalla concentrazione commerciale di grandi dimensioni. Una transizione che avrà inevitabilmente ripercussioni sulla struttura d’impresa e sull’organizzazione del lavoro, ma che allo stesso tempo presenta nuove opportunità». E, rispetto alla imminente ripresa dei negoziati per il rinnovo dei contratti nazionali di lavoro, per Bussoni «la prossima tornata contrattuale dovrà orientarsi ad un maggiore coordinamento dei quattro contratti nazionali onde evitare le complesse tensioni che hanno caratterizzato l’ultimo rinnovo». «Sulle aperture domenicali ormai l’esigenza si pone - ha concluso - perché le abitudini dei consumatori sono cambiate, ma al contempo si registra come l’ultimo tentativo legislativo non abbia colto nel segno».

Per il segretario generale della Fisascat Cisl Davide Guarini «le convergenze manifestate dalle associazioni datoriali sui temi qualificanti della formazione continua da riconoscere quale diritto individuale per le lavoratrici ed i lavoratori della Gdo rappresentano una buona notizia».

«La Fisascat Cisl auspica che alle parole seguano atti conseguenti e che davvero si possa registrare una maturazione in termini di sensibilità rispetto alla qualificazione del lavoro». «Una necessità che la nostra organizzazione avverte come impellente – ha aggiunto Guarini - è quella di far uscire il settore del commercio in generale e della Gdo in particolare dal cono d’ombra in cui viene spesso relegato» perchè «far conoscere la dimensione del settore della distribuzione commerciale e il suo contributo all’economia nazionale in termini occupazionali e di Pil farà comprendere al decisore decisore politico quanto sia necessario dare al comparto delle politiche settoriali». Il sindacalista ha sottolineato che «il sindacato è perfettamente consapevole delle nuove sfide prodotte dalla metamorfosi della Gdo» e che «sarà necessario un nuovo approccio delle relazioni sindacali in un settore sempre più dinamico dove l'intervento della contrattazione può dare un valore aggiunto».