Gender Pay Gap nei settori del Terziario di Mercato: una disuguaglianza strutturale che pesa su retribuzioni e pensioni
Dell’Orefice: «La contrattazione collettiva è lo strumento decisivo per riallineare i trattamenti retributivi tra donne e uomini»

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Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs: «Risultato della determinazione delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno sostenuto con forza la vertenza. Si apre una nuova fase di relazioni industriali che dovrà consolidare e dare piena attuazione agli impegni assunti”
Roma, 19 febbraio 2026 – Si aggrava la crisi del Gruppo Coin e i sindacati chiedono con urgenza l’apertura di un nuovo tavolo di confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. È quanto sollecitato dalle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs al termine dell’ultimo incontro con la direzione aziendale svoltosi il 18 febbraio. I dati illustrati dalla direzione societaria delineano un quadro fortemente critico e mettono in discussione la tenuta del piano di risanamento varato lo scorso anno. Nonostante l’aumento di capitale del settembre 2025, i risultati dell’ultimo esercizio si sono chiusi con un andamento pesantemente negativo: le vendite del 2025 risultano inferiori a quelle del 2024, a fronte di un drastico calo degli ingressi nei punti vendita che i nuovi layout e concept non sono riusciti a compensare. L’azienda registra una perdita a livello di margine operativo lordo pari a 35 milioni di euro, con una gestione che continua a bruciare risorse. A preoccupare ulteriormente è l’annuncio di nuove chiusure legate a sfratti esecutivi che coinvolgeranno tre punti vendita storici: Roma Cola di Rienzo, con cessazione prevista il 4 aprile 2026, Milano Corso Vercelli e Verona, entrambe con chiusura programmata per il 31 luglio 2026. Scelte che, secondo le organizzazioni sindacali, appaiono incompatibili con un reale percorso di rilancio e rischiano di configurare una progressiva ritirata strategica del marchio. I sindacati chiedono piena trasparenza sulla sostenibilità del piano industriale e sulle ricadute occupazionali complessive. Oltre alle chiusure, l’azienda ha prospettato l’attivazione di ammortizzatori sociali o strumenti di flessibilità per altre sedi, tra cui Cinecittà e San Giovanni a Roma, Mestre e Firenze. «Non si può parlare di rilancio mentre si chiudono negozi storici e si scarica il peso della crisi su lavoratrici e lavoratori che hanno in media oltre vent’anni di anzianità aziendale – dichiarano unitariamente Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs –. È indispensabile fare piena chiarezza sulla reale tenuta del piano industriale e mettere al centro la salvaguardia occupazionale. Per questo abbiamo chiesto con urgenza la convocazione di un tavolo al Mimit: serve un confronto istituzionale che garantisca trasparenza, responsabilità e tutela di ogni singolo posto di lavoro».
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